Diritti d’immagine e proprietà intellettuale di un AI Influencer. Di chi sono i contenuti?

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Tabella dei Contenuti

Trattandosi di un soggetto virtuale privo di una personalità fisica reale, l’AI influencer solleva questioni giuridiche inedite per aziende e professionisti del settore legale.

La protezione dell’investimento economico, la tutela dell’immagine del personaggio e l’attribuzione della titolarità sui singoli contenuti pubblicati richiedono un’attenta rielaborazione dei concetti classici del diritto d’autore e dei marchi d’impresa.

La tutela dell’immagine AI nel quadro normativo e giurisprudenziale

Uno degli aspetti più complessi nell’adozione degli influencer virtuali riguarda la corretta inquadratura giuridica della loro identità visiva. Nel diritto tradizionale, il diritto all’immagine è un diritto fondamentale della personalità, inscindibilmente collegato alla figura dell’essere umano.

Un personaggio generato da algoritmi non possiede un diritto all’immagine autonomo, in quanto privo di personalità giuridica.

L’apparente vuoto normativo viene superato attraverso l’applicazione delle regole del diritto d’autore e delle normative sulla tutela dei marchi. La conformazione estetica dell’avatar, i tratti somatici, il nome e gli elementi distintivi del suo stile possono essere registrati legalmente come marchi d’impresa o tutelati come opere dell’ingegno figurative.

In questo modo, l’azienda creatrice ha la possibilità legale di proteggere la figura sintetica da utilizzi non autorizzati, contraffazioni, duplicazioni improprie o tentativi di appropriazione indebita da parte dei competitor.

La titolarità del diritto d’autore sui contenuti generati dagli algoritmi

La questione relativa alla proprietà intellettuale dei singoli contenuti pubblicati da un influencer sintetico è al centro di un acceso dibattito. Secondo l’impostazione classica del diritto d’autore, la protezione di un’opera presuppone la presenza di un apporto creativo umano riconoscibile e diretto. Un contenuto generato in modo completamente automatizzato rischia quindi di ricadere nel pubblico dominio.

Tuttavia, quando la genesi di un’immagine o di un testo rappresenta il risultato di un processo articolato che include comandi testuali complessi, selezione critica, rielaborazione grafica e post-produzione da parte di un art director, l’intervento creativo dell’uomo diventa decisivo.

In questo scenario, l’opera finale beneficia interamente delle tutele del diritto d’autore. La relativa titolarità dei diritti patrimoniali di sfruttamento economico viene assegnata al creativo o al brand che ha commissionato il lavoro, sulla base dei contratti posti in essere.

I termini di servizio delle piattaforme generative e l’utilizzo commerciale

Un ulteriore livello di complessità legale è determinato dalle condizioni contrattuali imposte dalle aziende sviluppatrici dei software di AI generativa. I provider stabiliscono nei propri termini di servizio e licenze d’uso clausole precise per quanto concerne la proprietà e l’utilizzo commerciale degli output visivi e testuali.

Molti provider concedono i diritti di sfruttamento commerciale degli asset generati solo agli utenti con abbonamenti a pagamento enterprise o licenze professionali. Le versioni gratuite o di prova spesso limitano l’uso al solo ambito personale o si riservano diritti di riutilizzo dei dati per l’addestramento interno.

Per un brand è indispensabile condurre un’analisi preventiva e rigorosa delle licenze software utilizzate, in modo da scongiurare il rischio giudiziario che la proprietà dei contenuti venga rivendicata dalla piattaforma tecnologica. Un’imprudenza in questa fase rischia di compromettere gli investimenti finanziari ed editoriali realizzati per una campagna di influencer marketing.

La gestione dei rischi di violazione e la protezione dell’investimento

I rischi legali legati a un personaggio sintetico riguardano anche la possibilità di violare, più o meno involontariamente, i diritti di terzi. Poiché i modelli generativi sono stati addestrati su imponenti dataset di immagini reperite sulla rete, compresi volti reali e opere protette, sussiste il concreto pericolo che l’algoritmo produca output troppo simili a soggetti reali.

Qualora l’avatar sintetico dovesse mostrare un’evidente somiglianza con un’opera d’arte protetta o con una persona fisica senza consenso, l’azienda proprietaria potrebbe affrontare contestazioni per violazione del diritto d’autore o lesione del diritto all’immagine.

Per evitare contenziosi, i brand devono strutturare protocolli interni di controllo qualità e verifica legale prima di ciascuna pubblicazione, utilizzando strumenti di ricerca visiva inversa. Solo così è possibile mettere al sicuro l’investimento e valorizzare il patrimonio immateriale dell’avatar.